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Storia di Joe Cowell, l’inventore del Poker

Scritto da Luca M.

La storia del Poker ha rivoluzionato il gioco delle carte entrando di prepotenza nell’immaginario collettivo di tutti noi, amanti del gioco o profani curiosi e, volendo, timorosi di questo mondo che sembra chiuso e regolato da tante norme.

E’ un gioco, si dirà, molto bene ma è un gioco con una griglia di regole e di variabili che solo i veri appassionati conoscono bene.

Il mondo dei pokeristi, però, è indubbiamente aumentato con l’emergere del web poiché ciò permette di sperimentare, di studiarsi le regole e vedere dei tutorial ma anche di giocare a Poker online  senza soldi, per capire meglio il gioco.

A questo punto è chiaro che si giunga ad una vera e propria dimensione di massa perché è evidente che l’accesso ad un device è comune a tantissimi e quindi diventa più facile entrare in un sito di giochi onde misurarsi in una partita di poker online con tutti i crismi.

Ma chi lo inventò, probabilmente, aveva altri pensieri nella sua mente ed una storia tutta particolare fatta di locali e di tavoli da gioco in una società che ha dato ispirazione a tanti film e fumetti: parliamo di Joe Cowell, l’inventore del Poker.

A dire il vero la sua storia è particolare ed è da vedere che il Poker l’abbia inventato lui, di certo ne parla in un diario di memorie, ben scritto, essendo egli un attore inglese di passaggio nell’iconica città di New Orleans, o Nouvelle Orleans come si poteva dire in un’epoca in cui era ancora forte la memoria della fondazione francese.

Lì compare il Poker, giocato da massimo 4 giocatori con un mazzo di venti carte.

Joe Cowell era un attore ed un pittore ma la sua storia nasce da una infanzia indisciplinata quanto creativa e da un desiderio di avventura che lo accompagnò fino a imbarcarsi per la Marina Britannica come mozzo a tredici anni, lasciando il Devonshire dove nacque.

Ebbe la fortuna di vedere il famoso Ammiraglio Nelson, vincitore di Napoleone ancorché mutilato di guerra.

Cowell amava l’interpretazione del Teatro Classico, iniziando proprio con la visione dell’Amleto di Shakespeare ancora ragazzino; alla fine la carriera artistica divenne la sua vita in quanto notò come essa, per quanto difficile e laboriosa, gli avrebbe evitato un rischio come quello che sperimentavano tanti eroi militari feriti o mutilati come Nelson, che rimase cieco da un occhio.

Giustamente preferì l’arte e lo studio del personaggio di Horatio nel teatro shakespeariano piuttosto che diventare un Ammiraglio come il padre, era infatti figlio di un Ammiraglio, lasciando stare Horatio Nelson.

Da lì iniziò la sua vita artistica che lo portò fin negli USA, accolto con successo, fino a vedere tante città americane e, sicuramente, il Poker nelle ben difficili contrade del porto di New Orleans o su qualche battello galleggiante sul Missisipi Missouri.
Era l’inizio di una leggenda.

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Luca M.