Lo studio del comportamento animale come ultima frontiera per sconfiggere la ludopatia

Pubblicato da: Luca M.- il: 12-08-2014 16:25 Aggiornato il: 18-03-2016 10:33

Per alcune persone il gambling è un divertimento occasionale, la ciliegina sulla torta per una serata diversa dalle altre, per altre è un vizio ossessivo che ha numerosi effetti negativi nelle lore vite. Stiamo parlando di un fenomeno molto studiato dai principali luminari di psicologia  e psicoterapia che prende il nome di ludopatia o azzardopatia. La dipendenza dal gioco è divenuto negli ultimi anni uno dei temi più dibattuti dall’opinione pubblica, grazie agli approfondimenti pubblicati con costanza dai principali media e portali digitali italiani.

Ludopatia

Secondo le ultime ricerche compiute da un equipe statunitense, finalizzate alla comprensione del fenomeno della dipendenza dal gioco, “il gioco d’azzardo patologico si manifesta come un disturbo del controllo degli impulsi e l’auto-stimolazione intracranica può agire da rinforzo positivo nel controllo dell’impulsività nel gioco patologico. La base biologica del gioco d’azzardo patologico rimane ancora oggi poco chiara e i trattamenti in uso sono tutt’altro che ottimali“. 

Da un’intervista rilasciata dal dottore Gary Lange, tradotta dal sito informativo sul gioco d’azzardo Casino Heroes, emerge come il fenomeno sia strettamente relazionato ad alcuni aspetti genetici e comportamentali. “Le persone che sono maggiormente predisposte a sviluppare dipendenza dal gioco d’azzardo – afferma il terapeuta statunitense – sono che hanno dei casi di dipendenza ludica in famiglia, gli emarginati o tutti coloro che hanno poco rispetto del denaro sono maggiormente predisposti a sviluppare problemi legati al gioco. I soggetti ansiosi, depressi e isolati sono sempre tra i più suscettibili. Le persone che sono impulsive e che non godono di un supporto familiare e specialistico sono inoltre le più vulnerabili”.

Il consiglio principale, secondo il dottore Lange, è quello di informare giocatori dipendenti e non sui rischi che si corrono. Una moltitudine di equipe si sono occupate con successo di ludopatia e problemi simili, e gli interventi sono cresciuti notevolmente negli ultimi anni vista la parallela crescita dei casi clinici. Scendere a un compromesso per ottenere un risultato positivo è la strategia giusta da perseguire 

LA SPERIMENTAZIONE – L’ultima frontiera per la cura della ludopatia, oltre alla psicoterapia che resta la base per la disintossicazione del gioco, è rappresentata dallo studio del comportamento sugli animali, con nuovi ed innovativi modelli sperimentali finalizzati sia a comprendere la base neurobiologica della dipendenza da gioco d’azzardo, che nell’identificare un trattamento dei disturbi di controllo degli impulsi. Tale ricerca potrebbe essere anche utile per lo sviluppo di farmaci nuovi e più efficaci. 

Alcuni ricercatori, attraverso una decostruzione dei modelli comportamentali, hanno simulato con animali da laboratorio, alcuni degli aspetti critici del giocatore d’azzardo. Uno degli aspetti salienti e più problematici in questa patologia, è di tipo decisionale sui costi/benefici di una scelta, ossia il momento in cui la persona soppesa i costi previsti e i benefici attesi nel corso di un’azione. Elementi come il rischio/rendimento, il ritardo nella scelta e lo sforzo decisionale, rappresentano tutti fattori della scelta in base ad una ponderazione di costi/benefici.

I ricercatori sostengono che le terapie farmacologiche possono alterare i comportamenti decisionali e propongono di applicare i modelli animali nello screening di nuovi fattori che aumentino la capacità di promuovere e prevenire gli aspetti del comportamento patologico nel gioco d’azzardo mediante l’uso di tecniche di auto-stimolazione intracranica come rinforzo positivo (tratto dalla rivista Frontiers in Behavioral Neuroscience).

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